Anatomia della scarpa

L'appoggio plantare

Queste brevissime note vogliono solo ricordare le nozioni elementari di quello che è uno dei gesti fondamentali della corsa. Quando il peso del corpo, dopo la fase di volo, si scarica sul terreno l'arco plantare tende a cedere verso l'interno, con un effetto ammortizzante grazie alla trasformazione di questa energia meccanica in energia elastica che inoltre viene restituita, in collaborazione ad altre strutture, al passo successivo. Questo effetto, che viene definito come pronazione fisiologica è caratteristico del tipo di appoggio normalmente chiamato neutro. Quando questa pronazione è superiore a quella estensione considerata normale si definisce il runner come iperpronatore, quando, invece,  il meccanismo descritto risulta deficitario rispetto all'ampiezza fisiologica parleremo di "appoggio in inversione" o di "atteggiamento supinato" o di "piede rigido". Questi diversi tipi di appoggio richiedono una concezione di scarpa diversa che deve tendere se non a correggere ad "aiutare" l'eventuale difetto, garantendo al piede la migliore biomeccanica possibile per evitare la così detta patologia da sovraccarico funzionale che può riguardare le strutture direttamente coinvolte nell'appoggio come l'unità funzionale caviglia-piede (tendinopatie achillee, tibiali e dei peronei, fasciti plantari e metatarsalgie) sia strutture più lontane come ginocchio, anca e rachide.

Tomaia

E' la parte superiore della scarpa e viene realizzata in materiale sintetico (Nylon mesh) che ha caratteristiche di traspirabilità, robustezza e leggerezza. Il logo/marchio del costruttore spesso riveste anche carattere funzionale facendo parte del sistema di sostegno dell'allacciatura e linguetta e comprende frequentemente bande riflettenti anti-investimento.

Retropiede-Conchiglia

Avvolge il tallone e ne controlla il movimento sopportando intense sollecitazioni torsionali che raggiungono la massima intensità all'atto dell'appoggio sul terreno: questo comporta la necessità di utilizzare materiali resistenti, con interni confortevoli ed anti-abrasione che garantiscano la massima resistenza del complesso conchiglia, tomaia ed intersuola. Anche la zona del tallone presenta in molti modelli dei sistemi riflettenti per rendere visibile il runner agli automobilisti durante gli allenamenti nelle ore serali.

Intersuola

E' la parte più direttamente interessata all'ammortizzazione: negli ultimi anni, grazie ai nuovi materiali garantisce migliore assorbimento dell'impatto sul terreno con spessore nettamente inferiore: questo permette un lavoro più fisiologico del piede che risulta meno "ingessato" nella scarpa. Il materiale di base, da tutti comunemente utilizzato è l'EtilVinilAcetato, realizzato per iniezione ed abbinato ed integrato con altri sistemi ed elementi strutturali brevettati da ciascuna azienda. Avremo così i vari tipi di Alpha-, P- e T-Gel® dell' Asics, l' adi-Prene® dell' Adidas, l'HydroFlow® della Brooks, il DA2® della Diadora, il sistema "a bagno d'aria" 2A® della FILA, la tecnologia WAWE ad onde antishock della Mizuno, l' Abzorb® della NewBalance, le semisfere in Pbax dei sistemi Max, Zoom e Tuned Air® della Nike, DMX® della Reebok, il sistema GTO® della Saucony. Anche la zona dell'arco plantare riveste una funzione critica, in quanto deve essere garantito, anche a seconda della categoria della scarpa, il supporto necessario senza perdere ne in stabilità ne in flessibilità (anche in questo caso le varie aziende hanno adottato diverse ed efficaci soluzioni tecnologiche).

Battistrada

Ha lo scopo fondamentale di aderenza e trazione e contribuisce all'ammortizzazione: si utilizzano quindi materiali diversi con caratteristiche di resistenza all'abrasione (gomma vulcanizzata, cristallina o al carbonio) per le parti abitualmente più sollecitate (bordo esterno del tacco e zona meta-tarsale) e più morbida (gomma espansa) per le altre zone.